Monte delle Scale + giro dei laghi di Cancano con allungamento verso la val Mustair, 15 settembre 2009

le Torri di Fraele il percorso: anello di 7 km da 1.941 m. a 2.495
...dobbiamo arrivare lì.......
Lago delle Scale, lago privato (di una società di pesca) senza immissari nè emissari
lasciamo la macchina al rifugio Monte Scale e scendiamo alle Torri di Fraele, qui si comincia a salire...
la decouville che dalle torri di Fraele arriva ad Arnoga
...autoscatto, dietro dovrebbero esserci le dighe di Cancano...
...eccole....
Isolaccia
..comincia la parte "impegnativa"....
Bormio
sentierino minuscolo su costoni abbastanza esposti.......


si comincia a vedere il forte, residuato bellico della prima guerra mondiale

il forte, costruito negli anni 1911-1912

all'interno del fortino troviamo un comodo e spazioso loft.......
la galleria da attraversare e a destra la porta delle latrine...
attraversiamo il tunnel e ci ritroviamo sull'altro versante della montagna..
usciamo da qui e di fronte vediamo i tornanti che portano allo Stelvio
arriviamo alla croce, a fianco un alpino di bronzo

i tornanti dello Stelvio
proseguiamo il giro e scendendo dall'altro versante della montagna vediamo le dighe di Cancano
3 ore in tutto....e ora se magna..!!

dopo aver ben mangiato e ben bevuto il programma prevede: giro delle dighe in bici...sta cominciando a nevischiare ma non demordiamo, indossiamo il vestiario invernale e ripartiamo..
....vestiario invernale.....
..MOLTO INVERNALE....
la diga di San Giacomo all'altro estremo, da qui parte la stradina che porta alle sorgenti dell'Adda

il giro completo è di 20 km ma lo allunghiamo di altri 10 andando avanti verso Livigno e la val Mustair
da qui si va in val Mustair
nel tondino segnalato con freccia: l'aquila
..poche ore fa eravamo in cima a quel monte sullo sfondo
la diga di Cancano
il monte delle Scale visto scendendo da Arnoga, la freccia indica la croce dove siamo arrivati, a sinistra le torri di Fraele, punto di partenza.

Capanna Dosdè, 6 settembre 2009

Eita, in val Grosina, 1703 mt.
La fedele Viviana ci ha portato (tra cristoni e madonne) fino a Vermolera....

Vermolera
"La val d'Avédo, o di Vermolera, rappresenta il cuore nascosto e selvaggio della Val Grosina, ed insieme la meta di una delle più classiche escursioni fra queste montagne, quella al rifugio Dosdè (m. 2824), al passo omonimo. "


e sali e sali e sali....la Val d'Avedo
"Per raggiungere l'imbocco della valle dobbiamo percorrere la strada che risale la Val Grosina, superando Fusino, e lasciarla ad una deviazione a sinistra poco prima di Eita. I cartelli segnalano che stiamo percorrendo un tratto del Sentiero Italia, che però si separa dal sentiero per il rifugio alla piana dei laghetti di Tres. Siccome la strada che sale ai prati di Avedo (o Avè, m. 1670) è stretta e ripida, ci conviene, però, iniziare la salita a piedi, da una quota approssimativa di 1640 metri. "


arriviamo ai laghi di Tres dove sbagliamo strada e invece di seguire il sentiero che sale sulla destra proseguiamo diritti fino a trovare il muro di pietre......


l'alba al lago di Tres



"La pista, sulla quale all'asfalto si sostituisce ben presto la terra battuta, passa a monte dei prati dell'alpe, e regala diversi scorci panoramici su Eita, riconoscibile per il caratteristico campanile. Stiamo risalendo il primo dei gradini che la valle, nel suo sviluppo, propone: lo scenario, qui, è ancora quello gentile dei pascoli verdeggianti che hanno permesso, in Val Grosina, quel largo sviluppo della zootecnia per il quale essa è famosa. Superato un piccolo spiazzo che viene utilizzato da qualche audace automezzo come parcheggio, ci avviciniamo alla porta che introduce al secondo gradino. Superata la località Stabini (o Stabine, m. 1821), infatti, entriamo nella piana di Vermoléra; la pista si è fatta sentiero e, qui, si avvicina al torrente, il Roasco (o Rio) di Avedo, che, per un tratto ancora, rimane alla nostra sinistra. L'aspetto solitario della piana è mitigato dalle due baite (m. 1927), mentre sul fondo è già ben visibile il successivo gradino che ci impegnerà nella salita. Ora, però, attraversiamo un ponticello e passiamo sul lato opposto della valle, lasciando il torrente alla nostra destra. Il sentiero, ben marcato, si allontana, poi, dal torrente, che scende, alla nostra destra, da una breve gola. "

...ma dove sarenno finite le bandierine segnalatrici.....?????

....niente bandierine...ma la pietraia....ci arrampichiamo sulla pietraia.....


passata la pietraia incontriamo i nevai...e saliamo e saliamo........
"La salita è, in questo tratto, abbastanza ripida, per cui si rende probabilmente necessaria qualche sosta, che ci consente di abbracciare con un colpo d'occhio il percorso effettuato dalla piana di Vermolera. Alla fine, ecco la piana dei laghetti di Tres (m. 2186): al suo ingresso, ci riportiamo a destra del torrente, che qui defluisce dal più grande dei laghetti. Lo scenario comincia a mutare, ma la piana è ancora connotata da un aspetto gentile e raccolto. Nei pressi della baita più grande, un cartello segnala che il Sentiero Italia si stacca ora da quello che sale al passo di Dosdè. Quest'ultimo piega leggermente a destra (nord-ovest), tagliando in diagonale l'ampio crinale settentrionale della piana e guadagnando quota con molta gradualità. "

Il lago Negro, a 2560 metri d'altezza......


...stendiamo un velo pietoso sull'ultimo tratto e.....arriviamo alla mèta!!!!!!


dal passo Dosdè si vede la Val Viola Bormina e in fondo c'è Arnoga



"Alla nostra destra, intuiamo, oltre il gradino roccioso dal quale scende un ramo del torrente, la presenza di un laghetto alpino, quello di Spalmo, a 2515 metri. Noi, però, lasciamo alle spalle il crinale settentrionale e ci accingiamo ad aggirare il dosso che nasconde alla vista il segmento più alto della valle; ci accompagna qualche segnavia bianco-rosso. C'è ancora parecchia strada da fare: al termine della salita, infatti, si apre di fronte a noi il lungo pianoro che precede un nuovo e modesto gradino. Siamo ormai nel regno della solitudine: il pian del Fréc' presenta tutte le caratteristiche degli scenari di alta quota, dove i pascoli sempre più magri cedono il passo ai massi ed agli sfasciumi. La piana ha un andamento assai tranquillo, che ci permette di ammirare, sulla nostra destra, l'aspro versante sud-occidentale della più alta cima di questo gruppo montuoso, la cima Viola (m. 3374), che da qui appare come un modesto corno che chiude a sinistra il fianco del massiccio. Ancora un gradino, per quanto modesto, prima di accedere alla conca che ospita il bellissimo lago Negro (lac Négru, m. 2560), che, unito allo scenario dei corrugati contrafforti della cima Viola, regala uno dei più affascinanti scorci di alta montagna del versante retico valtellinese. Il sentiero percorre buona parte del perimetro del lago, Ci portiamo, così, sul lato suo occidentale, dal quale esso si mostra in tutta la sua ampiezza e bellezza. "

"menu mal che ho ritruvat li bandierini.......!"

dopo 3 ore di cammino siamo alla capanna Dosdè, un vento della madonna, si e no 5 gradi all'interno...mangiamo veloci e ripartiamo...


"Ci sono ancora un paio di gradini da risalire, prima di guadagnare il passo. Il sentiero si fa sempre più labile, per cui dobbiamo prestare molta attenzione ai segnavia, per evitare fatiche inutili nel caotico dedalo dei massi di ogni dimensione che occupano il versante che ci separa dal passo. Superato il primo breve gradino, raggiungiamo alcuni modesti specchi d'acqua, e ci accingiamo agli ultimi sforzi: portandoci sul versante sinistro del canalone, passiamo proprio ai piedi del terrazzo roccioso al di sopra del quale si mostra il rifugio. La salita diretta non è possibile, per cui dobbiamo aggirare l'ostacolo proseguendo verso la sella del passo e lasciando il rifugio alla nostra sinistra.
In breve raggiungiamo, così, la croce posta sui 2824 metri del passo. Il rifugio, o capanna, del CAI di Bormio, non è sempre aperto: se si desidera fruirne, bisogna chiedere le chiavi a Fusino. Per raggiungerlo, sono necessarie circa 3 ore e mezza di cammino, che permette di superare un
dislivello di quasi 1200 metri. "


Il corno Dosdè


La cima Viola 3.374 m.

Il lago Negro, profondo 35 metri, 2560 metri d'altezza , autoscatto con macchina fotografica in bilico su costruzione di pietre...

Lorenzo riempie la borraccia nel lago Negro

La parte peggiore, dal lago Negro alla capanna, il puntino tra le due vette è la capanna e la pietraia è la strada che dobbiamo fare.......


il lago Negro è qualcosa di stupendo...


i due cornetti e nella pietraia sotto passa una marmotta...peccato che è più veloce lei di me nel prendere la macchina fotografica...

...ahi ahi ahi che mal de pè.....


fino ad ora non abbiamo incontrato anima viva...scendendo incontriamo qualche indigeno locale...

....finalmente si è impietosito e mi porta lo zaino.......

...toh...3 asini a Vermulera.....

Rifugio Schiazzera e Monte della Croce, 1 settembre 2009

La Val Saiento (val de saént) è la prima laterale settentrionale che dal versante retico scende al fondo della valle dell’Adda dopo Tirano. È una valle particolarissima, per diversi motivi. Innanzitutto è un caso non frequente di doppione toponomastico: ne esiste un’altra, di egual nome, a poca distanza, ed è la prima laterale occidentale della Valle di Poschiavo, in territorio elvetico.
Poi è una valle di particolare bellezza, poco frequentata ma non deserta né desolata, impreziosita dal sistema dei tre laghetti di Schiazzera. In fine, e soprattutto, ha una forma inconsueta, che suggerisce la figura della spirale: fatto centro idealmente sulla vetta del monte Masuccio, il monte di Tirano che ne costituisce il vertice o l’origine, la valle descrive, infatti, una spirale discendente, con un ampio arco di cerchio in senso orario.



Contornando, infatti, l’enorme conca a nord del Masuccio, che richiama singolarmente un vulcano, il crinale della valle assume via via l’andamento sud, sud-ovest, ovest, nord-ovest e nord, per poi piegare gradualmente ad est e costituire la testata vera e propria della valle, con le tre cime di Schiazzera ed il monte Campiano a dominare lo scenario. Infine il crinale piega gradualmente a sud-est e sud, tornando alla direzione oroginaria ed addolcendosi, per terminare nel cocuzzolo erboso del Monte della Croce.
La spirale è figura archetipica, cioè richiama, nella simbologia di culture diverse ed anche molto lontane (si pensi, ad esempio, alla salita del monte del Purgatorio operata da Dante e Virgilio), il tema del cammino di liberazione e di elevazione al cielo. Infatti essa dice insieme elevazione e ritorno all’origine, cioè esprime geometricamente il principio dell’epistrophé neoplatonica, del ritorno alla fonte, alla scaturigine prima, all’origine dell’essere. Alla luce di ciò la Val Saiento rappresenterebbe la forma più perfetta di un ideale cammino di elevazione, che dalle falde montuose a monte di Lovero sale su su fino alla cima del Masuccio.


Ecco, dunque, una valle che invita ai passi dell’andare ed a quelli de pensare.
Con accenti felici Ivan Fassin, ne “Il conglomerato del diavolo – Fantasticheria alpine” (L’officina del Libro, Sondrio, 1991) descrive suggestioni e pensieri che si legano con l’accesso a questa valle così particolare: “L'approccio è, veramente, poco pellegrinale: si sale in macchina per una carrabile stretta e sassosa, ma non molto ripida, fin sotto il ciglione di Schiazzera. Perché infatti il percorso si snoda a partire da questo lato della montagna, e si inoltra nella valle a chiocciola per compiere un giro completo fino alla base della vera e propria vetta. Si sale dunque oltre la barriera di rocce su un breve tratto di mulattiera selciata, ci si inoltra nel pianoro, passando accanto ai ruderi della vecchia caserma della Guardia di Finanza, poi si sale di balza in balza entro un orizzonte limitato dalla barriera dei monti all'esterno, e ombreggiato dal cono della vetta dall'altra parte.



Quasi subito si scorge un grande conoide di massi che scende dalla cima, anzi da un imbuto sovrastante, con cui forma una sorta di gigantesca clessidra, simbolo del tempo inesorabile. In alto infatti gli agenti atmosferici sfaldano la roccia friabile, che lentamente si sbriciola e giù per un canale stretto scende ad ingrandire l'ammasso sottostante.



Sui diversi ripiani che costituiscono il fondo della valletta sono distribuiti alcuni laghetti, al centro di altrettanti piccoli circhi glaciali.
Più avanti, volgendo a sud, si deve superare un'altra balza di rocce rotte per entrare nel circo più alto, sotto la vetta. Fin qui l'orizzonte non è mai stato ampio, il cammino si è svolto sempre dentro la valle ritorta; d'improvviso si supera il livello delle barriere e l'orizzonte si apre sulle Retiche e sull'Adamello, vastissimo.



Lungo il percorso si incontrano molte altre "cose", non tutte enumerabili qui: la baita dell'alpe Schiazzera, rudimentale, ma non priva di confort; la strada militare che entra nella valle venendo dalla direzione di Baruffini, percorre poi uno strano tortuoso tracciato seguendo approssimativamente la curva di livello dei 2400 mt. di quota. Su un'altura (mt. 2425 ca.), arrotondata dall'antico ghiacciaio, tra il laghetto di Pian Fusino e il lago Schiazzera, non lontano da dove la strada militare fa una svolta per tornare sull'altro versante della valle, un cumulo di sassi, quasi un altare primordiale, consente di traguardare la cima sita a sud-est, e osservare il gioco del sole che d'autunno e d'inverno s'affatica per superare il cono della vetta.

Il Masuccio visto dal rifugio Schiazzera

Sulla cima, alta sulla valle e sui circhi che l'attorniano formando una grande spira, piace pensare si sia soffermato S. Michele, prima di scendere a posarsi sulla cupola della Basilica della Madonna di Tirano.” Il riferimento di Fassin è alla battaglia di Tirano del 1620, nella quale le truppe delle Tre Leghe Grigie, calate in Valtellina per soffocare la ribellione dei nobili cattolici che avevano fatto strage dei protestanti, furono sconfitte e costrette temporaneamente a sgomberarla, anche grazie, si disse ben presto, ad un intervento miracoloso del capo dell’esercito celeste, l’arcangelo Michele, sceso dal cielo a dar vita alla statua posta in cima al Santuario della Madonna di Tirano e a dar manforte ai ribelli valtellinesi.



Di più, l'accesso a questa valle offre anche l'opportunità di utilizzare le strutture di un rifugio alpino e contemporaneamente contribuire ad una causa umanitaria. Dall’ex-caserma della Guardia di Finanza, citata anche dal testo di Fassin e posta all'ingresso dell’alpe Schiazzéra, è stato ricavato un rifugio (rifugio Alpe Schiazzera) gestito da volontari tiranesi che aderiscono alla cosiddetta “Operazione Mato Grosso”, finalizzata all’aiuto delle popolazioni di un’area fra le più povere del Brasile. I proventi della gestione del rifugio vengono, appunto, destinati ad interventi umanitari in quest’area. Un buon motivo per applaudire alla sua apertura. Aggiungiamone un altro: si tratta di un punto di appoggio indispensabile per chi intendesse percorrere il Sentiero Italia nel tratto che da Tirano porta nel cuore della Val Grosina.

in cima al Monte della Croce, 2279 m.


La presenza di una caserma della Guardia di Finanzia non stupisce: l'alta Val Saiento consente un passaggio abbastanza facile alla Valle di Poschiavo (il passo chiamato Portone) ed alla Valle Piana, laterale della Val Grosina occidentale, dalla quale, poi, è, di nuovo, facile il passaggio, per diverse vie, alla Valle di Poschiavo. Questo spiega il passaggio di contrabbandieri su questi sentieri, e l'azione di contrasto operata dai Finanzieri.


alta Valtellina vista dal monte della Croce, Sondalo

Mazzo di Valtellina visto dal monte della Croce


Test Gronell: 10 e lode!